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Facciamo il punto sulla cometa ISON

Durante l’avvicinamento al perielio il nucleo della cometa ISON (che prima saturava il sensore delle camere di bordo della SOHO, creando un effetto blooming) ha cominciato a perdere luminosità… fino a non creare più questa saturazione.

Quando si è passati nel coronografo C2, a campo più stretto e maggiore risoluzione, la cometa ha continuato a perdere progressivamente luminosità. Verso le ore 19.30 italiane il nucleo scompariva completamente e la coda si affievoliva. E’ stato il momento in cui l’Ente Spaziale Europeo ha scritto “Comet ISON is gone”: la cometa ISON se ne è andata (è morta).

Contemporaneamente alle misurazioni visuali, diversi radiotelescopi avevano seguito la cometa, rilevando un calo di attività rimarchevole. L’astronomo Gian Paolo Tozzi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ed distaccato al radiotelescopio di Medicina (BO) commentava così: “La cometa aveva cambiato aspetto: prima aveva un nucleo ben definito che poi diventava sempre più debole e puntiforme, un processo tipico di quando una cometa frammenta, il suo nucleo si dissolve e rimane solo parte della coda”

“Poi stamattina, rivedendo le nuove immagini, qualcosa è riapparso” prosegue il ricercatore. “Questi però sono grani piuttosto grossi di polveri non vaporizzati che proseguono la loro traiettoria. Ormai alla ISON possiamo dirgli addio”

Come impressione da appassionato, mi lascia molto perplesso la direzione della coda. In genere la coda cometaria segue il vento solare. per cui me la immaginerei irradiata in direzione opposta al sole, con arco maggiore. Invece vedo una grande zona satura a forma di ventaglio che segue la traiettoria della cometa… appunto come dovrebbe succedere qualora il corpo principale si sia frammentato e si veda solo una nube di detriti che rifletta la luce solare. Questa, però, è un’opinione personale di un “non addetto al lavori”.

Si vedrà qualcosa? non si vedrà? E’ presto per dirlo. Potremmo essere in grado di vedere questi detriti transitare e potrebbe essere uno spettacolo magnifico come il fantasma di una cometa.
Tutto dipenderà da quanti saranno e dalle loro dimensioni.

Incrociamo le dita.

Sembra che qualcosa della ISON si sia salvato!

Durante il passaggio al perielio abbiamo visto il nucleo perdere magnitudine ed infine scomparire.
Restava una nube di polveri: la coda.
Questa mattina è stata una bella sorpresa vedere emergere all’improvviso un nuovo “nucleo”.
Da capire se sia un nucleo reale o se siano solamente polveri accumulate dal vento solare.

E’ proprio vero che “le comete sono come i gatti: hanno la coda e fanno quello che gli pare e sembra, pure, abbiano sette vite!” :)

La NASA, trovando vecchi dati ritenuti persi, scopre un vento di polvere sulla Luna!

La NASA, ritrovando vecchie misurazione delle missioni Apollo, ritenute ormai perse, ha notato che sugli apparati di misurazione si depositava un gran quantitativo di polvere in breve tempo.

Analizzando tali dati è stata scoperta una sorta di corrente di polvere cariche elettrostaticamente, che sferza la superficie lunare.

I dati erano stati ritenuti persi, ma fortunatamente il Dottor O’Brien, il fisico che negli anni ’60 aveva sviluppato tali rilevatori, aveva conservato una copia di backup e solo a distanza di 40 anni si sono analizzati i risultati. Pare quasi incredibile, vista l’importanza storica di quelle missioni, ma bisogna pensare alla mole di esperimenti e di dati da analizzare e all’evoluzione che hanno fatto i modelli matematici dei venti negli ultimi anni.

Il lunar dust detector

Marte altera la struttura superficiale degli asteroidi

Alcuni ricercatori del MIT si sono accorti che molti asteroidi hanno una struttura superficiale di colore rosso. Tale colorazione dipende dalla maggiore esposizione ai raggi cosmici per gli oggetti che orbitano tra Marte e Giove. Di contro, il passaggio con la terra, tende a sgretolare gli asteroidi, che, frantumandosi, possono portare alla caduta di meteoriti.

Analizzando 60 asteroidi che non sono mai orbitati vicino alla terra, Binzel ed De Meo, si sono accorti questa forma di sgretolamento, solo talvolta accompagnata dal cambio di colorazione: per cui alcuni asteroidi appaiono più “giovani” di quanto non siano realmente. Hanno anche rilevato un fenomeno di “spin-up”, in pratica l’aumento di velocità di rotazione, a causa dell’energia solare, che porta ad erodere la superficie.

Teoricamente anche Venere può avere capacità simili, a Terra e Marte, nel plasmare asteroidi.

Lo studio è disponibile su Icarus: “Mars encounters cause fresh surfaces on some near Earth asteroids“ di Francesca E. DeMeo, Richard P. Binzel e Matthew Lockhart

Chandra svela il getto proveniente dal buco nero al centro della nostra galassia!

Il radiotelescopio orbitale Chandra (che opera nella frequenza dei raggi X), ha ripreso un debole getto proveniente dalla radiosorgente SGR A*, che si ritiene essere il buco nero al centro della nostra galassia (massiccio 4 milioni di volte il solte)

Si ritiene che il getto venga provocato per espulsione di parte del materiale in caduta verso il buco nero.
Fenomeni simili sono stati osservati in altre galassie ma sulla nostra era stato solo teorizzato, in quanto il getto è poco attivo, probabilmente perché questo buco nero ingloba poco materiale.

Il getto produce raggi X rilevati da Chandra e le emissioni radio, invece, sono state catturate dal VLA (Very Large Array). Le due prove maggiori dell’esistenza del getto sono una linea retta di raggi X che emette gas puntando verso Sgr A * e un’onda d’urto vista nei dati di VLA, dove il getto sembra scontrarsi col gas. Inoltre, lo spettro di Sgr A * assomiglia a quella dei getti provenienti da buchi neri supermassicci in altre galassie.

La ISON è entrata nel campo della SOHO (immagini in tempo reale!)

Il giorno 27 dicembre la cometa ISON è entrata nel campo della sonda SOHO.
Oggi (28 dicembre), sta per entrare nella zona d’ombra del coronografo.
Da qualche minuto (15:33) è visibile anche nel coronografo C2 a campo più stretto.

Potremo vedere in tempo reale se riuscirà a sopravvive alle terrificanti temperature nel passaggio ravvicinato al sole o meno.
Venite a controllare di tanto in tanto la foto: cambierà ad ogni nuova ripresa da parte della sonda.

Ore 19.28, pare che il nucleo della ISON sia evaporato!

Aspettate il termine del caricamento: è molto lento, in quanto il sito è della soho è sovraccaricato di richieste di immagini, a causa di questo evento!

Ultime immagini caricate:

Lasco C3

L’immagine delle ore 9.11 (UT) dal Lasco C3, dopo il passaggio al perielio. Il nucleo si è salvato e si è reinnescato. E compare una bella coda a ventaglio:

L’mmagine nel campo del Lasco C2 delle ore 17.48UT (la coda si sta affievolendo):

Immagine delle ore 15.18 (UT) del 28.11.2013 al Lasco C2

Immagine delle ore 15.22 (UT) del 28.11.2013 a Lasco C3

Per confronto questa è una delle prime immagini in cui compare (nel lato destro in basso del 27.11.2013 alle ore 4.18):

questa è l’orbita che seguirà la cometa:

Questa pagina verrà aggiornata, pian piano che arriveranno aggiornamenti!

Il più potente raggio gamma rilevato

GRB 130427A: è l’evento che ha prodotto i fotoni di più alta energia mai osservati e ha brillato in raggi gamma per oltre 20 ore permettendo di raccogliere moltissimi dati.

A provocarlo un evento comune: una stella ha terminato il suo ciclo evolutivo ed è collassata rilasciando una notevole quantità di energia. La rarità è nella vicinanza dell’evento e nel fatto che sia così intenso e prolungato nel tempo.

Pensate che nel flusso è stato rilevato un singolo fotone con un’energia di 94 GeV (gigaelettronvolt, 94 miliardi di elettronvolt) !!!

Le 20 ore di flusso luminoso continuo hanno permesso di individuare per la prima volta con assoluta precisione il punto di origine posto a soli 3,8 miliardi di anni luce. Una galassia di 21esima magnitudine, appartenente al gruppo locale apparentemente nella costellazione del Leone.

Si calcola che eventi di questo tipo (per vicinanza, intensità e durata del flusso) si possano verificare solo un paio di volte per secolo… ed è stata una fortuna che sia avvenuto in un momento in cui tanti strumenti potessero osservarlo contemporaneamente.

I primi 28 neutrini cosmici di Icecube

Nel 2010 è stato completato il più grande rilevatore di neutrini del mondo. Sorge in Antardine. La parte emersa è piuttosto piccola, ma in un chilometro cubo di ghiacci sono stati affogati 5160 sensori ottici. Il ghiaccio è un elemento fondamentale di questo telescopio, in quanto ogni volta che una neutrino lo colpisce, viene emessa una radiazione Cherenkov, che viene rilevata dai sensori.
Anni fa ho avuto il privilegio di vedere questo tipo di radiazione (è quella tipica dei reattori nucleari ad immersione) ed ha una tonalità azzurra di una bellezza incredibile. Il fenomeno è dovuto al passaggio di particelle ad una velocità superiore a quella della luce, nel mezzo denso che attraversa, l’equivalente ottico di un boom sonico per fare un paragone.

Tornando ad ICECUBE, ha scoperto finora 28 neutrini provenienti dallo spazio cosmico. La grande differenza tra i neutrini provenienti dal sistema solare è nella maggiore energia di quelli provenienti dalla nostra galassia. Ed i neutrini scoperti da ICECUBE hanno dimostrato di avere un’energia di un milione di volte maggiore, rispetto a quelli osservati nel 1987 all’epoca dell’espolosione della supernova nella Grande Nube di Magellano.

I neutrini sono uno strumento scientifico straordinario. Essi ci possono fornire informazioni fondamentali sulla fisica dell’accelerazione delle particelle, non solo nei resti di supernova ma anche in oggetti molto remoti quali lampi di raggi gamma, ammassi di galassie e nell’intorno di buchi neri.
Le osservazioni di neutrini ad altissima energia provenienti da queste potenti sorgenti astrofisiche,” aggiunge Massimo Della Valle, direttore dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, “potrebbero fornire preziose informazioni sulla massa dei neutrini o addirittura sulla misteriosa materia oscura. Secondo alcune teorie, parte di questi neutrini ultra-energetici potrebbe prodursi durante il decadimento di particelle della cosiddetta materia oscura pesante. Ma al momento siamo ancora in una fase preliminare e bisogna comprendere come mai alcuni dati che emergono da questa ricerca siano diversi dalle stime teoriche.”

Esempio di radiazione Cherenkov:

La supernova di Tycho e la sua “inesauribile” potenza!

L’11 novembre 1572 l’astronomo danese Tycho Brahe scopriva una supernova nella costellazione di Cassiopea, che sarebbe stata visibile ad occhio nudo fino al marzo del 1574.
Fu un evento epocale, in quanto all’epoca si riteneva il cielo immutabile e questa scoperta rivoluzionaria incominciò a creare le prime crepe nel sistema cosmologico del ’500.
Galileo Galilei aveva solamente 8 anni.
Nel 1604 un’altra supernova, osservata per la prima volta da Keplero, fu argomento di tre lezioni dell’astronomo pisano che interpretò il fenomeno come la prova della mutabilità dei cielo, dal momento che non mostrando la stella alcun cambiamento di parallasse, essa dovesse trovarsi oltre l’orbita della luna. Pian piano la fisica aristotelica cadeva in frantumi.

Tornando alla supernova di Tycho (di tipo 1A), l’evento fu così forte che divenne più luminosa di Venere, quindi visibile in pieno giorno. L’esplosione scagliò elementi come ferro e silicio nello spazio ad una velocità prossima a 5.000 km/sec. L’onda d’urto investì una stella vicina (simile al sole) risucchiandone gli strati esterni.

A 500 anni di distanza, è ancora visibile una nebulosa che è stata analizzanda in maniera approfondita da Chandra, un telescopio orbitale che lavora sui raggi X. Ad originare questa radiazione è l’onda d’urto, una sorta di boom sonico. Chandra ha stabilito infatti, che, il materiale che compone la nebulosa è attraversato da due onde d’urto contrastanti: una verso l’esterno a 300 Mach (300 volte la velocità del suono) ed una verso l’interno a 1000 Mach (1000 volte la velocità del suono!). Quest’energia provoca l’emissione di fotoni a mezzo millennio di distanza dall’esplosione della supernova (!!!)

La ISON è ancora attiva!

Un’immagine odierna dal satellite STEREO-b mostra la cometa ISON ancora in piena attività, nonostante le brutte notizie da parte dei radiotelescopi!

Incrociamo le dita!

Nello sfondo si vede anche la comenta 2P/Encke