Archivio di novembre 2013

ISON: sempre più debole

Le immagini parlano chiare. Non c’è nucleo. Solo polvere che segue la traiettoria originaria della cometa (con qualche deviazione, probabilmente).

Ultime immagini dalla sonda SOHO: effetti del vento solare sui resti della cometa.

Molto particolare quest’immagine. L’impressione è che le volute che vediamo nella parte inferiore siano disegnate dai resti della coda della cometa attorno al sole.

Nel frattempo, in alto, quello che resta della cometa (in alto) ha perso magnitudine in maniera drammatica. Tutte le stelle principali dello Scorpione sono più luminose del falso nucleo cometario….

Facciamo il punto sulla cometa ISON

Durante l’avvicinamento al perielio il nucleo della cometa ISON (che prima saturava il sensore delle camere di bordo della SOHO, creando un effetto blooming) ha cominciato a perdere luminosità… fino a non creare più questa saturazione.

Quando si è passati nel coronografo C2, a campo più stretto e maggiore risoluzione, la cometa ha continuato a perdere progressivamente luminosità. Verso le ore 19.30 italiane il nucleo scompariva completamente e la coda si affievoliva. E’ stato il momento in cui l’Ente Spaziale Europeo ha scritto “Comet ISON is gone”: la cometa ISON se ne è andata (è morta).

Contemporaneamente alle misurazioni visuali, diversi radiotelescopi avevano seguito la cometa, rilevando un calo di attività rimarchevole. L’astronomo Gian Paolo Tozzi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ed distaccato al radiotelescopio di Medicina (BO) commentava così: “La cometa aveva cambiato aspetto: prima aveva un nucleo ben definito che poi diventava sempre più debole e puntiforme, un processo tipico di quando una cometa frammenta, il suo nucleo si dissolve e rimane solo parte della coda”

“Poi stamattina, rivedendo le nuove immagini, qualcosa è riapparso” prosegue il ricercatore. “Questi però sono grani piuttosto grossi di polveri non vaporizzati che proseguono la loro traiettoria. Ormai alla ISON possiamo dirgli addio”

Come impressione da appassionato, mi lascia molto perplesso la direzione della coda. In genere la coda cometaria segue il vento solare. per cui me la immaginerei irradiata in direzione opposta al sole, con arco maggiore. Invece vedo una grande zona satura a forma di ventaglio che segue la traiettoria della cometa… appunto come dovrebbe succedere qualora il corpo principale si sia frammentato e si veda solo una nube di detriti che rifletta la luce solare. Questa, però, è un’opinione personale di un “non addetto al lavori”.

Si vedrà qualcosa? non si vedrà? E’ presto per dirlo. Potremmo essere in grado di vedere questi detriti transitare e potrebbe essere uno spettacolo magnifico come il fantasma di una cometa.
Tutto dipenderà da quanti saranno e dalle loro dimensioni.

Incrociamo le dita.

La cometa ISON, lo Scorpione ed il Sole!

La ISON è viva e vegeta!

Incredibilmente, ce l’ha fatta!

L’abbiamo vista apparentemente perdere il nucleo. Abbiamo visto la coda perdere “densità” ed accorciarsi.
Eppure, passato il perielio, timidamente il nucleo si è reinnescato… ed adesso è tornata luminosa e con una bella coda!

Il video parla chiaro!

Sembra che qualcosa della ISON si sia salvato!

Durante il passaggio al perielio abbiamo visto il nucleo perdere magnitudine ed infine scomparire.
Restava una nube di polveri: la coda.
Questa mattina è stata una bella sorpresa vedere emergere all’improvviso un nuovo “nucleo”.
Da capire se sia un nucleo reale o se siano solamente polveri accumulate dal vento solare.

E’ proprio vero che “le comete sono come i gatti: hanno la coda e fanno quello che gli pare e sembra, pure, abbiano sette vite!” :)

La cometa ISON pare aver perso il nucleo: è morta?

Le ultime immagini dalla sonda SOHO elaborate da Carl Hergenrother (Acting Co-coordinator ALPO Comet Section) mostrano la probabile disintegrazione del nucleo della cometa. Resta una coda che si sta indebolendo.

Fine della corsa?

La NASA, trovando vecchi dati ritenuti persi, scopre un vento di polvere sulla Luna!

La NASA, ritrovando vecchie misurazione delle missioni Apollo, ritenute ormai perse, ha notato che sugli apparati di misurazione si depositava un gran quantitativo di polvere in breve tempo.

Analizzando tali dati è stata scoperta una sorta di corrente di polvere cariche elettrostaticamente, che sferza la superficie lunare.

I dati erano stati ritenuti persi, ma fortunatamente il Dottor O’Brien, il fisico che negli anni ’60 aveva sviluppato tali rilevatori, aveva conservato una copia di backup e solo a distanza di 40 anni si sono analizzati i risultati. Pare quasi incredibile, vista l’importanza storica di quelle missioni, ma bisogna pensare alla mole di esperimenti e di dati da analizzare e all’evoluzione che hanno fatto i modelli matematici dei venti negli ultimi anni.

Il lunar dust detector

Marte altera la struttura superficiale degli asteroidi

Alcuni ricercatori del MIT si sono accorti che molti asteroidi hanno una struttura superficiale di colore rosso. Tale colorazione dipende dalla maggiore esposizione ai raggi cosmici per gli oggetti che orbitano tra Marte e Giove. Di contro, il passaggio con la terra, tende a sgretolare gli asteroidi, che, frantumandosi, possono portare alla caduta di meteoriti.

Analizzando 60 asteroidi che non sono mai orbitati vicino alla terra, Binzel ed De Meo, si sono accorti questa forma di sgretolamento, solo talvolta accompagnata dal cambio di colorazione: per cui alcuni asteroidi appaiono più “giovani” di quanto non siano realmente. Hanno anche rilevato un fenomeno di “spin-up”, in pratica l’aumento di velocità di rotazione, a causa dell’energia solare, che porta ad erodere la superficie.

Teoricamente anche Venere può avere capacità simili, a Terra e Marte, nel plasmare asteroidi.

Lo studio è disponibile su Icarus: “Mars encounters cause fresh surfaces on some near Earth asteroids“ di Francesca E. DeMeo, Richard P. Binzel e Matthew Lockhart

Chandra svela il getto proveniente dal buco nero al centro della nostra galassia!

Il radiotelescopio orbitale Chandra (che opera nella frequenza dei raggi X), ha ripreso un debole getto proveniente dalla radiosorgente SGR A*, che si ritiene essere il buco nero al centro della nostra galassia (massiccio 4 milioni di volte il solte)

Si ritiene che il getto venga provocato per espulsione di parte del materiale in caduta verso il buco nero.
Fenomeni simili sono stati osservati in altre galassie ma sulla nostra era stato solo teorizzato, in quanto il getto è poco attivo, probabilmente perché questo buco nero ingloba poco materiale.

Il getto produce raggi X rilevati da Chandra e le emissioni radio, invece, sono state catturate dal VLA (Very Large Array). Le due prove maggiori dell’esistenza del getto sono una linea retta di raggi X che emette gas puntando verso Sgr A * e un’onda d’urto vista nei dati di VLA, dove il getto sembra scontrarsi col gas. Inoltre, lo spettro di Sgr A * assomiglia a quella dei getti provenienti da buchi neri supermassicci in altre galassie.